In Irlanda con una Ducati 999. Val Bre story

Se sei un donna in un modo di uomini e guidi una Ducati 999, già susciti curiosità e pregiudizi, ma se poi dici che ci vuoi fare un viaggio per arrivare in Irlanda, allora si che la cosa diventa difficile.
"Non ce la farai mai, tornerai a casa prima in aereo e se non cedi tu o la 999, tanto cadrai. Non è cosa per la 999."
Ecco questo è quello che si è sentita rispondere Valentina Bertelli.
Noi l’abbiamo conosciuta tramite un compagno di uscite che ci ha segnalato questa donna con gli attributi e questa è la sua storia.

R. :Ciao Valentina, abbiamo saputo di questa tua impresa, si perchè di impresa si deve parlare e siamo curiosi di conoscerti e sapere di questo viaggio, ci racconti chi sei e di come ti è venuta in mente di sfidare te stessa e gli altri, Sembra quasi tu ti sia ispirata alla nota giornalista statunitense, Nellie Bly che alla fine dell’800 fece il suo giro del mondo da record, completato in soli 72 giorni, emulando Phileas Fogg, protagonista del romanzo di Jules Verne.

Dicevano che non ce l’avrei fatta.
Dicevano che sarei tornata a casa prima, in aereo.
Dicevano che, se non avessi ceduto io o la 999, tanto sarei caduta.
Dicevano che non era cosa per la 999… forse. Ma per una 999 guidata da me, sì.


Questo è il modo in cui, ogni volta che ne parlo, tento di riassumere qualcosa che è emotivamente incontenibile: il mio viaggio in Irlanda in…999! Una arrogantissima, pesantissima Ducati. Una di quelle moto che ci vai in pista o “come diavolo fai a girarci per i passi”, dicono.

Da piccina, la mamma timorosa e il babbo centauro hanno osteggiato la mia passione per la moto finché, con i primi risparmi ed un ragazzo motociclista, non ho comprato un Monster 600 a carburatori, classe ’96 e tutto sgarrupato!
Cinque anni fa ho iniziato a trascorrere il mio tempo per strada, coniugando la passione per i viaggi e per l’esplorazione con quella per la pista (che, ahinoi, ammetto essere un po’ indietro). Talvolta con riverenza, talaltra con sfacciataggine.
Contro il parere unanime di tutti, la Monster ha poi lasciato spazio ad una “semplice” 999 (o 3×9, come la chiamo io!) con cui ho fatto amicizia non senza difficoltà, finché non ho imparato a gestirla, spolverandomi da quella paura e ricordandomi che, “Hey! Io sono una tipa avventurosa”!
E quello fu il principio.

Finché ad agosto, dopo avere acquistato sicurezza ed esperienza, ho deciso di fare il viaggio: attraverso la Svizzera, la Germania, la Francia, il Belgio, il Lussemburgo e l’Inghilterra sono approdata all’Irlanda.
17 giorni.
Oltre 7000 km. Lungo l’intera costa (e la Wild Atlantic Way).
8 stati attraversati.
4 traghetti.
N semafori rossi stracciati (ma, mi raccomando, non ditelo in giro!).
Ettolitri di benzina.
15 alberghi diversi.
Una “Lambo” inseguita ai 290 in Germania, ma persa per ovvi motivi…
Quintali di Guinness, solo a piedi.
Fiumi di risate e qualche lacrima finale.
Autostrade, sterrati, strade sporche, rovinate o appena rifatte, passi montani, sterco e animali di passaggio, gradini o crateri saltati, sereno, pioggia battente e nebbia fitta, escursioni termiche da 10° a 20°, 5/6 ore di sonno a notte, pasti rinunciati.
Vibrazioni della moto VII° Richter. Calore dello scarico, semifunzionante, credo 700° e suono dello stesso (rigorosamente artigianale) 1000mila DB: una moto, se non fa rumore, non è una moto! (Il mantra era: “Finché la Vale la senti, è tutto ok. Quando non la senti più, o sei troppo avanti o ti sei perso”. Insomma, un altifono!).

Quindici moto: una R 1200 RT, due Versys, una Caponord, il resto – ovviamente – GS ed in mezzo io. Quella piccola (di età, di stazza e di esperienza) con la moto snella che si infilava ovunque, lasciandosi dietro quei pachidermi ingombranti, svicolando con tanto (troppo?) brio fusa (forse confusa!) sulla sua sella in un monoblocco “agile” e colorato.
Niente ABS, niente controllo di trazione, manopole riscaldate, cruise control (e, sui lunghi chilometraggi, fidatevi che sarebbe anche di molto comodo! Non a caso mi sono inventata una sorta di posizione da crociera, con tanto di stretching alla guida), conta marce, assetto regolabile, gps… niente di niente. “Facilities” è una parola che non rientra nel mio vocabolario.

E non c’è percorso su cui non li abbia seguiti. E non sono mai, e dico mai, rimasta indietro.
Non un muscolo dolente. Non un accenno di caduta. Non una titubanza.
Ma siamo tornate a casa. Io sulle mie gambe e lei sulle sue ruote, entrambe marcianti.

Abbiamo ricevuto fiducia e l’abbiamo ripagata. E, i miei compagni di viaggio, non sono certo gli ultimi arrivati, anzi! Tant’è che mi sono aggregata ai più “teppistelli” come adoro definirli: tutti ragazzi di grande esperienza (per fortuna mia) e bontà d’animo, che mi hanno accolta a mo’ di mascotte… Abbiamo raddoppiato i percorsi, compresso le pause, allungato i tempi, osato e rischiato un po’ di più e riso tanto, tantissimo di gusto e di cuore! Alcuni racconti son decisamente più divertenti se ascoltati dalla loro bocca anziché dalla mia!

 

Come i pit-stop da MotoGP: la 999 mi resta impegnativa anche da ferma! Classiche le mie corse a pagare la benzina mentre, per velocizzare le operazioni, qualcuno riforniva la moto o la teneva ferma, in equilibrio, finché non fossi tornata in sella. / Vi dico solo che, mentre qualcuno mi teneva la moto ferma in equilibrio io facevo tutte le mie operazioni: benzina, pappa, telefono… da decidere e rivedere

Ancora più esilarante la pausa dal parrucchiere… Sì sì, avete letto bene. Parrucchiere. Forse mal equipaggiata, durante una giornata di pioggia a catinelle sono giunta ad una tappa zuppa fin le mutande! Vero, sono abbastanza spartana come tipo, ma avevo un problema e dovevo ingegnarmi per risolverlo! Così, bellamente e con un gran sorriso un po’ ruffiano e vistosamente bisognoso d’aiuto, ho abbandonato tutti e mi sono addentrata nel paesello alla ricerca di un salone. Pochi minuti dopo, credendomi dispersa, i miei compagni mi hanno ritrovata fon in mano, non senza aver coinvolto la parrucchiera, intenta ad asciugarmi capelli, guanti e casco!

Una delle perle di questo viaggio di cui farò tesoro, è proprio la capacità avuta di amalgamarsi. I miei amici ormai mi avevano inquadrata, non altrettanto il personale dell’hotel, che la sera prima di ripartire, stupito mi vedeva vagare scalza, in pigiama, con il viso mesto e del cibo in mano (come al mio solito) in preda all’emozione ed ai commiati, grondando di lacrime… tra le migliori mai versate prima.

Last but not least, ma questo è stato solo la fine di un viaggio che porta verso nuove avventure infatti per il capodanno ho già adocchiato un percorso in Tunisia… è più forte di me! Non c’è shopping o regalo o cena che tenga: davanti alla moto e ad un viaggio, tutto soccombe!

E in seguito? Ho deciso di alzare il tiro e di sperimentarmi ancora: in cantiere tre bei propositi, sebbene alquanto impegnativi, cui intendo dare seguito concretamente, a cominciare da due competizioni, quali il Mongol Rally e la Gibraltar Race.
Altrettanto con uno spirito decisamente diverso, un vero viaggio-avventira, ovverosia un tour dell’Argentina: Patagonia, Terra del Fuoco, Cape Horn e Faulkland, sulla scia di Nellie Bly, la mia ispiratrice.
Tutti particolari, sto progettandone l‘attuazione anche mediante la ricerca e la collaborazione con alcuni sponsor, da realizzare tra la fine del 2018 e nel 2019.
Curiosa e grafomane: cosa di meglio!

Potrei chiosare con una delle mie citazioni preferite: “If your dreams don’t scare you, they’re not big enough”.

E con questa parole che sembrano quasi una sfida a chi vede solo ostacoli a proprio sogni, noi salutiamo Valentina con la speranza che ci possa ancora raccontare altri viaggi, che troveranno sempre spazio su queste pagine.  

November 18, 2017 at 04:37PMSource: RocketGarage http://ift.tt/opz3Y8